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In Sicilia al voto in primavera? Non ci credo! In evidenza

Non ci credo alla fine anticipata della legislatura siciliana, seppure voluta e auspicata da Matteo Renzi in persona. Il presidente della Regione Rosario Crocetta è stato ripetutamente sfiduciato, in particolare nella recente direzione regionale del suo partito, il PD, pertanto, resterà in carica fino alla scadenza della legislatura. Una contraddizione? Si, altrove, non in Sicilia.
Guai a parlare di mozione di sfiducia, significherebbe andare tutti a casa. Occorrerebbe una vera e propria trattativa con i deputati regionali per farli sloggiare, niente, insomma, di solare. Nel frattempo, pare una burla, assistiamo a ulteriori teatrini. Tre esempi. Primo. Crocetta assume l'interim dell'assessorato alla Salute lasciato vacante da Lucia Borsellino – non è dato sapere per quanto tempo - e nomina un non meglio precisato Comitato dei saggi per la gestione della sanità siciliana di cui non si comprendono bene, al di là dei possibili conflitti d'interesse di alcuni suoi componenti, né la veste giuridica, né il ruolo, né gli obiettivi. Domanda, è stata valutata con attenzione l'opportunità di un interim, in capo al presidente, su un settore così delicato che invoca un impegno full time e nell'occhio del ciclone per la nota vicenda riguardante il medico personale del presidente stesso? Se la risposta è no, mi preoccupo; se la risposta è si mi preoccupo due volte. Secondo. Sui rifiuti ormai siamo al collasso previsto e prevedibile. E' notizia fresca lo scontro tra il presidente della Regione Crocetta e il Gruppo Catanzaro che gestisce la discarica di Siculiana. La Regione impone alla “Catanzaro” di accettare i rifiuti di una cinquantina di comuni del palermitano. Il destinatario dell’ordine tassativo replica stizzito, affermando che ne potrà accogliere appena un quarto del quantitativo indicato. Da qui, ordinanze e carte bollate. Peccato che nessuno ha mai visto smaltire la monnezza attraverso ordinanze e carte bollate. E' imminente sui rifiuti lo scoppio di una vera bomba atomica. Terzo. Il governatore siciliano cade dalle nuvole appena apprende che la Regione, di cui lui, lo ricordiamo a margine, è il vertice politico e amministrativo, ha ripreso ad autorizzare impianti eolici –dopo avere garantito in campagna elettorale lo stop a simili cattedrali, a forma di pale, ovunque sparse nel territorio - scaricando la responsabilità di ciò sull'Ars dove giace, dice, un disegno di legge volto a impedire altri impianti del genere. Dagli uffici regionali competenti osservano di avere le mani legate e che rebus sic stantibus, a normativa vigente, chi ha le carte in regola può procedere con l'eolico. Insomma, una continua sceneggiata purtroppo consentita, spiace dirlo, dal comportamento assai ambiguo del PD che rimane in bilico tra la bocciatura verbale dell'esperienza crocettiana, da esso voluta e sostenuta nelle sue tre edizioni, con 36 assessori in quasi tre anni, e l'ostinazione a non voler produrre atti politici conseguenti e concludenti. In verità, occorrerebbe rileggere la lettera con la quale Lucia Borsellino ha formalizzato e spiegato le sue dimissioni da assessore alla Salute. Quella missiva contiene passaggi forti e gravi, si parla di “prevalenti ragioni di ordine etico e morale”, di “abbassamento di tensione anche morale”, di “perdita di vista degli obiettivi e di coerenza rispetto al passato”. Affermazioni che avrebbero convinto chiunque, in un paese normale, a mettere punto a una rivoluzione solo annunciata. No, la Sicilia non è una terra normale e c'è chi in questi giorni ha rispolverato, con la medesima naturalezza con cui si sorseggia un caffè al risveglio mattutino, irritanti espressioni da prima Repubblica, del tipo: “rilancio dell'azione di governo”, “patto per le riforme” e “rimpasto”, condite dagli immancabili “vertici di maggioranza per un indispensabile chiarimento”. Intanto Matteo Salvini, il capo della Lega nord, appena ha sentito che Roma ci darà i famosi 300 milioni mancanti per fare quadrare il bilancio e pagare una marea di stipendi, è andato su tutte le furie chiedendo che i soldi vengano dati al virtuoso Veneto e non alla Sicilia mal governata.

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