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Governo regionale, per il bene della Sicilia si ponga fine a questa straziante agonia In evidenza

C'è un solo modo per il Pd siciliano, al punto in cui si è giunti, di uscire dalle sabbie mobili nelle quali sta per sprofondare insieme, cosa ben più grave, alla Sicilia intera: finirla con gli inutili vertici di maggioranza e presentare subito una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione. Si ponga termine a questa disastrosa legislatura.
Lo comprendano anche i deputati regionali piddini, interessati a mantenere il seggio, se non vogliono essere additati come i veri responsabili del prolungamento di una straziante agonia. Le sconfitte in alcuni centri importanti, alle ultime amministrative, sono un vero campanello d’allarme, anzi, un campanone. Pensare di continuare a sostenere l'attuale governo regionale, oggettivamente non all'altezza della gravità e complessità delle sfide da affrontare e, al contempo, pretendere di avere comunque un rapporto vitale con i cittadini stanchi e sfiduciati, produttivo di consensi, è davvero incomprensibile. Pretendere di rappresentare il riferimento politico di vasti settori dell'elettorato siciliano, con un astensionismo dilagante e con un partito troppo caratterizzato da logiche di corrente e dagli estenuanti posizionamenti nello scacchiere del potere isolano, è doppiamente incomprensibile. Nel frattempo, a parte le ultime incredibili e violente esternazioni di Rosario Crocetta nei confronti del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, continua la girandola di assessori e si ipotizza una giunta rimaneggiata, come una carbonara, con l'ingresso di politici. Saremmo al delirio puro. Si perde tempo con i vertici da prima Repubblica, mentre le questioni cruciali sono lì, sul tavolo, assolutamente chiare: primo, il fallimento pressoché totale, dopo quasi tre anni dall'inizio della legislatura, di un'annunciata stagione di riforme e di una progressiva uscita della Sicilia da una drammatica recessione economica senza precedenti, con paurosi livelli di disoccupazione; secondo, l’ineludibile conseguenza di tale fallimento: la chiusura anticipata della legislatura regionale, terzo, l'imperativo categorico di rinnovare radicalmente l'attuale fallimentare classe politica. Matteo Renzi sulla Sicilia non può starsene alla finestra, limitandosi a commissariare tutto il commissariabile. Deve decidersi, vuol fare il leader del suo partito e vincere le prossime elezioni? Ebbene, cominci dalla Sicilia con scelte nette di rottura e di discontinuità. Se collezionerà altre sconfitte al di qua dello Stretto, perderà nel Paese.

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