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Messaggio ai politici siciliani: se si affonda stavolta affondiamo tutti, anche voi In evidenza

Mentre rinnoviamo gli auguri più affettuosi al nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non possiamo distogliere lo sguardo preoccupato dalle vicende siciliane, lui ci comprenderà. La drammatica condizione economica e sociale in cui versa la Sicilia, con le immense responsabilità politiche a monte di essa, l’abbiamo analizzata ampiamente, inutile attardarsi in altri commenti.

La questione di fondo, a questo punto, non è cosa sta succedendo, lo sappiamo perfettamente, ma come ne usciamo senza far pagare un conto troppo salato ai siciliani ed elevare il livello già alto della tensione sociale. Veramente ce lo dovrebbero dire innanzitutto il presidente della regione Rosario Crocetta, che appare in evidente difficoltà, il Partito Democratico siciliano, troppo ripiegato sugli scontri interni tra correnti, e poi i deputati regionali e i dirigenti di partito. Una proposta, comunque, la vogliamo azzardare in nome del superiore bene comune. Dismettere momentaneamente le casacche delle appartenenze partitiche e indossarne una sola, con su scritto “Io amo la Sicilia e chi ci vive”. Porre fine, quando contano niente gli schieramenti perché la nave sta affondando, agli scontri tra presidente e pezzi della sua maggioranza, tra presidente e assessore al bilancio, tra maggioranza e opposizione, tra fazioni e correnti. Una sorta di tregua, però disarmata. Smetterla con le recriminazioni rivolte al governo nazionale, di cui abbiamo bisogno, in nome di una autonomia speciale ampiamente screditata da noi stessi. Sedersi attorno a un tavolo del fare, guardando per una volta alla disperazione di centinaia e centinaia di migliaia di siciliani, allo sgomento dei giovani, alle crescenti difficoltà delle famiglie e delle imprese ormai esauste. Sedersi e non alzarsi più finché non si trovano, in modo eccezionalmente condiviso, le soluzioni possibili, le riforme urgenti da realizzare, i provvedimenti da adottare, i tagli più giusti da apportare, soprattutto agli sprechi della politica e ai privilegi della casta, per condurre la nave Sicilia in acque più quiete, lontana da scogli pericolosi e tempeste devastanti. Un banco di prova per dimostrare che si hanno a cuore le sorti della collettività sarà la discussione all’Ars sui documenti finanziari, ricordiamoci che siamo in esercizio provvisorio di bilancio e a un passo dal fallimento, tenendo presente che tra la macelleria sociale e il perseguimento ottuso delle convenienze particolari del singolo deputato, di gruppi e lobby di pressione, ci sta in mezzo l’interesse generale che non coincide assolutamente né con la prima né con il secondo. Crediamo sia una scelta moralmente obbligata quella di una matura consapevolezza al servizio del cittadino, addirittura conveniente. O forse qualcuno dei nostri politici immagina di continuare con l'andazzo che conosciamo, certo di potersi salvare dal naufragio imminente perché si considera al riparo, tra privilegi, ricche indennità e voti “sicuri”? Se fosse così, gli comunichiamo ufficialmente che è finita l'epoca nefasta dei voti “sicuri” in cambio di favori, incarichi e prebende, nessuno sarà più disposto a baciare la mano al potente di turno che finora ha garantito solo se stesso, gli amici, la corrente, il partito, provocando il disastro che sta dinanzi ai nostri occhi. Se si affonda, stavolta affondiamo tutti.

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