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Renzi, uno su mille ce la fa... In evidenza

I sondaggi continuano a dare Matteo Renzi in crescita nel gradimento degli italiani. Avevo colto, già in epoca non sospetta, la novità della politica italiana rappresentata da Renzi.

Di solito piace il riconoscimento di averci visto giusto, ma in questo caso mi sono piuttosto meravigliato di come mai alla medesima conclusione, che si tratta cioè di un fenomeno non effimero, non ci fossero arrivati un po' tutti, almeno quelli non eccessivamente distratti o in mala fede. Poi, ovviamente, ognuno può manifestare consenso o dissenso sul personaggio e i suoi atti, ma potrebbe essere l'uno su mille che ce la fa della canzone di Morandi. Certamente distratti non erano e non sono alcuni sistemi di potere consolidati, per esempio in settori di Confindustria, nel sindacato più arretrato, nei piani alti della burocrazia o nel mondo dei manager superpagati, che non vogliono essere messi in discussione e che, invece, Renzi vuole scardinare; nemmeno distratti erano e sono Beppe Grillo e Silvio Berlusconi che non hanno affatto sottovalutato l'avvento sullo scenario politico nazionale ed europeo del giovane ex sindaco di Firenze, il primo attaccandolo costantemente, ora è responsabilmente pronto al dialogo, il secondo volendoci fare insieme alcune riforme. Altri si sono annacati impegnando del tempo prezioso inseguendo il sogno di un soggetto a sinistra del PD di cui nessuno, tuttora, è riuscito a spiegarne l'utilità. La brutta notizia è che vogliono continuare a perdere tempo. Adesso è cominciata la corsa verso il carro renziano, una corsa che io non ridurrei ad un interessato omaggio al vincitore per riceverne un ritorno, magari per alcuni sarà così, ma dovuta alla constatazione che ci troviamo davanti a qualcuno, Renzi, che non è forte perché ha vinto ma che ha vinto perché è forte, ben sapendo che lo storico 40,8% ottenuto alle europee è un'apertura di credito non un patrimonio definitivo. E' forte per ragioni sostanziali, non legate, come fu per Berlusconi, al possesso e uso di potenti strumenti di condizionamento della pubblica opinione, ma alla sua storia personale, non compromessa con la degenerazione politica e morale degli ultimi venti anni, e al suo operato. Sul versante governativo ha da subito suonato una musica ben diversa da quella dei suoi predecessori, una musica molto più gradevole per le orecchie sofferenti di milioni di italiani. Ha ingranato la marcia delle riforme, posto immediatamente l'accento sul lavoro, sulla scuola, sui giovani, sulla necessità che i sacrifici non gravino eternamente sugli stessi soggetti, ha invertito la tendenza della pressione fiscale, ha lanciato la lotta ai privilegi della casta, politica, economica e burocratica. Ha iniziato una serrata lotta all'illegalità dilagante, ha parlato un linguaggio diverso in Europa, più attento alle persone e meno alla finanza. Da segretario nazionale del PD ricordiamo il faticoso ma incessante lavoro di rinnovamento, iniziando con una classe dirigente meno viziata dalle logiche d'apparato. Renzi non sta facendo sconti né offre coperture, soprattutto ai corrotti con in tasca la tessera pieddina, tipo quelli scovati, a quanto pare, con le mani nella marmellata negli ultimi scandali dell'Expo di Milano e del Mose di Venezia, e fa benissimo a pretendere il massimo del rigore etico. Molto da fare ancora, e lui lo sa, sul piano dell'eccessivo correntismo, malattia endemica del partito da debellare quanto prima.

Pippo Russo

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