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Quel giorno faccia a faccia con Giovanni Paolo II...ve lo racconto In evidenza

Era il 21 novembre del 1982, data dell’incontro con i giovani a piazza Politeama a Palermo. Il luogo era stracolmo di giovani giunti da tutta la Sicilia e dalla Calabria. Io e una mia amica, Maria Chinnici oggi medico, eravamo stati incaricati dalla Consulta per l’Apostolato dei Laici – Settore Giovani, di rivolgere il saluto ufficiale a Giovanni Paolo II.

Fu un’esperienza di straordinaria emozione e commozione come è facile intuire, tanto più che appena l’anno prima il Papa era stato colpito a piazza S.Pietro dai colpi d’arma da fuoco sparati da Alì Agca. Ricordo che raggiunsi trafelato il palco, non so perché ma ero in ritardo. Strada percorsa a piedi e di corsa da via Principe di Paternò dove abitavo. Finalmente ecco il Pontefice accompagnato dal cardinale Salvatore Pappalardo. Un tripudio di grida festose e di canti. Quando toccò a me intervenire faticai non poco a mantenere la voce ferma e a non fare errori nella lettura. Appena terminai mi accinsi, come da protocollo, a raggiungere il Papa distante pochi metri, per inginocchiarmi e baciare l’anello. Cosa che non potei fare perché non me ne diede il tempo. Mi sollevò e mi abbracciò sussurrandomi parole di ringraziamento e di benedizione. Dietro, la fila delle Autorità. Espressione di un potere che, chi me l’avrebbe detto, qualche tempo dopo avrei cominciato a combattere con le armi della buona politica. Allora non c’erano i mezzi istantanei di oggi. I tanti amici presenti non ebbero modo, presi anche loro alla sprovvista dal gesto del Papa, di fotografare l’attimo in cui mi prese per le braccia. Per fortuna, però, c’erano tanti fotografi professionisti e ci fu chi immortalò quei momenti dell’abbraccio. Foto che custodisco con cura. Papa Wojtyla si mise a cantare in polacco trascinando la folla di giovani in un crescendo di entusiasmo. Soprattutto, fece un discorso in cui non ebbe il timore di richiamarci alle nostre responsabilità invitandoci ad essere protagonisti del nostro presente e del nostro futuro. Questo uno dei passaggi più salienti: “sappiate costruire un futuro ed una società nuovi, in cui ci sia giustizia e lavoro per tutti; la disoccupazione è la morte dei giovani. Un futuro ed una società nuovi, in cui non ci sia più la droga; la droga è il colpo di scure alle radici dell’essere. Un futuro ed una società nuovi, in cui non ci sia più né violenza né guerra. La pace è possibile; la pace non è un sogno, una utopia. Un futuro ed una società nuovi, in cui sia isolata e distrutta la ramificazione dell’atteggiamento mafioso di alcuni, operatori di manifestazioni aberranti di criminalità”. Non ho dimenticato né dimenticherò mai quelle parole, faro di ogni mio impegno.

 

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