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Il coraggio della verità In evidenza

La decisione di Matteo Renzi di togliere il segreto di Stato su tante pagine oscure della storia della nostra Repubblica ha una carica rivoluzionaria senza precedenti. Saranno “declassificati”, è il termine tecnico, numerosi atti relativi alle stragi che hanno insanguinato le strade e le piazze del nostro paese e seriamente minacciato, nel corso dei decenni, le fondamenta della stessa democrazia.
Piazza della Loggia, Ustica, Piazza Fontana, Stazione di Bologna, Rapido 904, Italicus, Gioia Tauro, Peteano. Mai, al di là di annunci puntualmente disattesi, si era giunti in breve tempo dall'insediamento di un governo ad un gesto così significativo che restituisce ai cittadini, e a chi ha subito sulla propria carne gli effetti di crimini rimasti impuniti, la speranza della verità. Non esiste democrazia vera senza il coraggio della verità, anche quando questa è scomoda o svela patti scellerati e connivenze tra chi avremmo dovuto ritrovare su fronti opposti, da una parte i buoni dall'altra i cattivi. Purtroppo così non è stato, lo sappiamo. Ci mancavano elementi essenziali, in aggiunta a spezzoni di verità acquisiti nelle aule di giustizia, lì dove si è potuto con le prove a disposizione dei giudici, che finalmente potremo avere, che potranno finalmente avere i magistrati che hanno indagato negli anni con armi spuntate, ma lo sapevamo. Sapevamo del puzzolente intreccio, in molti episodi, tra mafia, servizi segreti deviati e massoneria deviata, tra criminalità organizzata, organizzazioni terroristiche e uomini delle istituzioni. Sapevamo e sappiamo di una possibile e non confessabile trattativa tra Cosa Nostra e pezzi dello Stato dietro i boati assassini di Capaci, di via d'Amelio e degli attentati del 1993, trattativa che ancora oggi tiene banco in un delicato processo in corso e nel dibattito pubblico tanto non è una pura invenzione di qualche visionario nei pressi del Palazzo di Giustizia. Non abbiamo solo un passato torbido, abbiamo anche un presente inquietante con le sentenze capitali dei boss mafiosi nei confronti di chi lavora per l'affermazione della legalità e con le ambiguità di chi si aggira nelle zone grigie della società, abbastanza affollate. Ora c'è da capire se il provvedimento di declassificazione dei documenti indicati sarà sufficiente a fare luce su fatti che non riguardano solo le stragi ad opera del terrorismo nero e rosso. Noi abbiamo bisogno di una verità piena, per quanto contenuta nelle carte finora inaccessibili e a prescindere da esse, su parecchie vicende. Diciamocelo francamente, non c'è un solo mistero italiano, dall'immediato dopo guerra fino a giorni nostri, che non sia rimasto tale, e ciò non è normale. Sappiamo la verità su chi manovrava Salvatore Giuliano e sulla sua morte? Sappiamo la verità sulla morte di Enrico Mattei? Sappiamo tutto sul rapimento di Aldo Moro? La risposta è no. Ci piacerebbe conoscere i retroscena della morte di Michele Sindona, scoprire chi era e chi è veramente Licio Gelli e su chi poteva contare dentro i piani alti del potere politico ed economico. Ho voluto richiamare solo alcuni dei misteri e dei personaggi che hanno influito enormemente sulla solidità e credibilità delle nostre istituzioni fin dal loro nascere, probabilmente rimaste in piedi perché in piena guerra fredda e per convenienza di entità esterne. In definitiva, il coraggio della verità, della sua ricerca ad ogni costo, non si può e non si deve fermare, lo dobbiamo a noi stessi, alle future generazioni. Matteo Renzi ha compiuto un primo e importante passo.

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