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Il sogno di una Sicilia normale e il PD che vorrei... In evidenza

Qual è il più grande complimento che, secondo il pensiero prevalente, si può fare a un politico? Di essere furbo nel tutelare gli interessi personali e del proprio recinto, uno che sa organizzare il consenso, che riesce a fiutare dove spira il vento e a cambiare casacca al momento giusto.
Qual è, sempre secondo il pensiero prevalente, la più grande critica che si può fare a un politico? Di essere un ingenuo, uno che vive di fumo, intendendo per fumo valori, principi, cura degli interessi generali, amore per la buona politica, mentre l'arrosto sta da un'altra parte. Questo tipo di politico di norma ha un altro difetto, oltre a quello di credere nelle favole, di dire ciò che pensa. Nel rivendicare con orgoglio la mia appartenenza alla categoria degli incapaci a ridurre la politica a continui atti di furbizia, devo confessare che mi sono sentito particolarmente turbato dagli ultimi avvenimenti che si sono sviluppati attorno al rimpasto del governo regionale e alla composizione della lista del Pd siciliano per le imminenti elezioni europee. La Sicilia è ferma da parecchi mesi, aggrovigliata nei suoi molteplici drammi, a causa di giochi di palazzo per la pura spartizione del potere e delle poltrone. Ormai siamo agli scontri personali, ai veleni, alle fazioni, così alimentando ulteriormente l'antipolitica diffusa, pericolosa per la democrazia come la peste nera per la salute. Non basta, s'è scatenata pure un'incredibile lotta per chi meglio rappresenta la vera antimafia o i diritti dei deboli e degli indifesi rendendo impossibile per questa terra, ancora una volta, la normalità, la normalità dell'impegno quotidiano di moltissimi uomini e donne per la legalità e la solidarietà, eroi normali e sconosciuti che non ottengono l'onore del palcoscenico e che, per loro fortuna, non hanno vissuto il dolore immenso della perdita di un congiunto per mano assassina mafiosa. E il Partito Democratico? Essendo un visionario mi piace sognare. Sogno un Pd, specialmente in Sicilia, punto di riferimento dei giovani, delle famiglie, degli imprenditori laboriosi. Un punto di riferimento per la capacità di confrontarsi sui temi concreti, di progettare, di concorrere alla soluzione delle emergenze con lo sguardo, però, rivolto alle prossime generazioni. Un Pd che non sia il residuo di vecchie oligarchie, di padronati personali, di correnti asfittiche, ma credibile sintesi delle culture che hanno dato le fondamenta alla democrazia nel nostro Paese. E' utopia? E' velleitarismo? Io credo di no. Se non vogliamo accontentarci degli spazi angusti dell'acquisito, se vogliamo guardare in alto e lontano, dobbiamo avere il coraggio di buttarci, anima, testa e cuore, dalla parte dei visionari, dei poco furbi, di coloro che intendono e praticano la politica in un'unica maniera, accanto ai cittadini, ai loro bisogni, alle loro speranze.

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