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La Sicilia in balìa del rimpasto...che non arriva mai In evidenza

Mentre a Roma Matteo Renzi, seppur tra ostruzionismi, diffidenze, trappole e tentativi di imboscate, cerca di correre veloce sulla strada delle riforme per cambiare finalmente l'Italia in Sicilia tutto sembra fermo, anzi, tutto sembra esaurirsi nell'estenuante tormentone del rimpasto nel governo regionale.
Lo scontro quotidiano è pure sulla terminologia dietro cui si nascondono differenze di posizione di notevole pregio politico e culturale, non c'è che dire, del tipo: governo nuovo o nuovo governo? Poi andiamo alle domande che circolano nei palazzi palermitani del potere, domande veramente interessanti, direi vitali, per le migliaia di disoccupati, per i giovani che non trovano lavoro, per i cinquantenni che si ritrovano improvvisamente in mezzo alla strada con la tentazione del suicidio, cui più di qualcuno purtroppo è giunto, per gli imprenditori e i commercianti alla disperazione, per i comuni ormai impossibilitati a garantire i servizi minimi, del tipo: ingresso nel governo consentito ai deputati oppure no? quanti assessori al Pd? e con l'Udc e Articolo 4 che non vogliono cedere nemmeno uno strapuntino come la mettiamo? e il giusto rapporto con chi si vuole candidare alle europee? e chi resta in giunta in che quota deve essere considerato? Parimenti affascinanti per famiglie e imprese allo stremo i continui vertici in costante aggiornamento tra presidente della regione e forze politiche per trovare la quadra su numeri, appartenenze, collocazioni e nomi. I cittadini, vedi che roba, pare siano incollati a Internet per essere aggiornati in tempo reale sugli esiti dei summit. In effetti che fretta c'è? Si, qualche problemino esiste per carità, ma chi non ne ha. Dai dati elaborati dalla Fondazione Curella possiamo apprendere, per esempio, che abbiamo un PIL negativo -3,2, la disoccupazione è al 20,9%, lanciata verso il 22%, quella giovanile supera il 50%, dal 2006 a oggi si sono persi circa 175.000 posti di lavoro, solo nel 2013 67.000, attualmente ben 350.000 persone cercano lavoro, hanno chiuso un numero impressionante di imprese. Aggiungiamo infrastrutture inesistenti, sanità da terzo mondo a parte oasi d'eccellenza, livello zero su tecnologie e innovazione, preistoria in materia di rifiuti ed energia, mafia, racket, pizzo, lavoro nero, caporalato, sempre lì ad aggravare ulteriormente, pervertendolo, il quadro economico, e facciamo tombola. Però non appariamo i soliti tragediatori parliamo, per l'appunto, di piccoli vuoti, di tollerabili disfunzioni, di modeste congiunture sfavorevoli e di microcriminalità. Molto più urgente cercare di applicare bene il manuale Cencelli nella distribuzione delle poltrone e occuparsi principalmente dei corretti equilibri negli apparati di partito, è una questione di serietà.

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