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Perchè ho scelto il PD di Matteo Renzi In evidenza

Un momento veramente importante quello di sabato 22 marzo, al Centro culturale “Biotos” organizzato da Io Mi Arruolo. Tantissimi amici e un tema di grande drammatica attualità: il lavoro. Con me Pietro Busetta, economista, presidente della Fondazione Curella, e Davide Faraone, membro della segreteria nazionale del PD, uomo vicino al Presidente del Consiglio e segretario nazionale del Partito Democratico Matteo Renzi.
E’ stata, soprattutto, l’occasione per annunciare la mia decisione di abbracciare il progetto di governo e di partito di Renzi illustrandone i motivi. Busetta ha spiegato come la condizione economica della Sicilia sia più grave di quanto si possa percepire a danno, in particolare, delle nuove generazioni. Faraone ha risposto a tale quadro a tinte fosche con i provvedimenti che il governo Renzi ha emanato e che ha in cantiere, provvedimenti che tendono a sovvertire, prima di ogni cosa, l’approccio “di testa” alla crisi economico/occupazionale, lasciandosi dietro affermazioni di principio, tanto care ad alcune organizzazioni di categoria, che non servono per creare lavoro, e al rapporto con l’Europa, sentita dai cittadini come una nemica, con i suoi limiti e vincoli esasperati, piuttosto che come un’opportunità di sviluppo e di crescita. È da ciò, da un’analisi sul presente e sulle prospettive che è maturata la mia scelta di condividere la svolta del giovane ex sindaco di Firenze. La garanzia che ho chiesto a Faraone, nella sua qualità di alto rappresentante del partito, è stata quella di potere continuare a fare politica come l’ho sempre fatta ed essere riconosciuto e riconoscibile all’interno del Pd, garanzia che mi è stata assicurata. Ho avuto modo nelle settimane scorse di manifestare interesse verso la “novità” Renzi, verso il suo piano di riforme vere e non solo annunciate come, per esempio, la diminuzione dei parlamentari, l’abolizione del bicameralismo perfetto e delle province, la riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, il taglio dei compensi stratosferici dei manager. Il primo segretario del Pd, eletto con le primarie, che non proviene dalle storie dei partiti della prima Repubblica. Un esponente politico, per l’oggettivo dato anagrafico, che non ha alcuna responsabilità sul degrado economico, politico ed etico in cui si ritrova il Paese dopo un nefasto ventennio berlusconiano. Non ha nemmeno responsabilità su come in questi anni il Pd s’è spesso presentato agli italiani, agli elettori, un insieme di correnti, tra di loro in conflitto permanente, piuttosto che una sintesi tra le migliori culture che hanno fondato la nostra democrazia, la cattolico-democratica, cui appartengo, la socialista riformista, la liberal-democratica, l’ambientalista. Con Renzi adesso sarà possibile immaginare un governo del fare per una maggiore giustizia sociale, sfidando in positivo, ove occorra, l’Europa, sfidando il sistema dei poteri forti che nel tempo ha tenuto in ostaggio e bloccato il nostro Paese. Sarà possibile immaginare un partito vicino a quello che sognavamo già ai tempi del Movimento per la Democrazia la Rete che nel suo simbolo conteneva il motto “per il Partito Democratico”, un partito ambizioso, legato ai problemi della gente e non alla conservazione degli apparati o dell’acquisito. Per me, in buona sostanza, è il completamento coerente di un percorso iniziato nei terribili anni delle stragi di mafia quando guidavo il movimento della Rete in Sicilia. E’ giunta l’ora di voltare pagina. Io, insieme con i molti che hanno deciso di starmi a fianco in questa nuova avventura, farò la mia parte. Non sarò più un cavaliere senza cavallo, un guerriero senza armatura, ma qualcuno che pur rimanendo se stesso, con la propria autonomia e la propria storia, vissuta all’insegna dei valori di legalità e solidarietà, si farà forte di un grande partito alle spalle per perseguire solo ed esclusivamente il bene comune. Ci sarà chi non approverà, bisogna metterlo nel conto, avanzando tra l’altro buone ragioni. Però, o si opta per la testimonianza, opzione assolutamente legittima, o per il cambiamento, sapendo che quando si entra nei meccanismi non sempre virtuosi di un partito i rischi per uno come me esistono, ma è l’unico modo per tentare di spargere in un campo più largo il seme di una visione alta della politica, a servizio della collettività. C’è molto da fare, dobbiamo continuare la lotta tenace contro la mafia che tuttora opprime e manda messaggi di morte ai magistrati impegnati per affermare verità e giustizia, contro la corruzione nei piani alti del ceto politico, burocratico ed economico, contro la mala politica. Dobbiamo restituire dignità, attraverso il lavoro, ai giovani ma anche ai tanti padri di famiglia, improvvisamente disoccupati, che quasi si vergognano di presentarsi ai propri figli preferendo il suicidio. Ecco, io continuerò a occuparmi di questioni concrete non certo di politichese o alchimie di palazzo, mettendoci come sempre anima e cuore. Credo sia la maniera giusta per portare valore aggiunto al più rilevante partito del centrosinistra.

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