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Il dopo Cammarata a Palermo. Il mio pensiero sulle primarie...

Ieri Francesco Palazzo, su Repubblica, ha firmato un articolo dal titolo “Le primarie a sinistra servono solo per litigare”. No, le primarie non sono e non possono essere un elemento di scontro tra le forze del centrosinistra o, peggio, tra correnti di uno stesso partito. Né IdV le ha condizionate al programma. Il programma, lo dobbiamo scrivere tutti, in assemblee cittadine e gruppi tematici. Esperienza già fatta nel 1997 e che portò molti frutti. La questione è un’altra e non

ci stancheremo mai di ripeterlo. Le primarie sono il punto d’arrivo di un percorso, non quello di partenza. La scelta del candidato sindaco, attraverso le primarie, si deve inserire in un contesto chiaro in cui i cittadini possono leggere senza difficoltà chi, con chi e per che cosa, senza sorprese dell’ultima ora. Per essere espliciti, io non voglio ritrovarmi tra i candidati alle primarie, e poi magari doverlo sostenere, perché vincitore, un esponente del Mpa o di altre forze che hanno sostenuto governi di centrodestra a livello nazionale, regionale e locale. Non è un dettaglio, non è politichese, sono in campo visioni antitetiche della politica e del cambiamento della nostra terra. Noi abbiamo detto in tutte le salse che crediamo in un patto da siglare con la città, e non solo tra i partiti con qualche aggiunta di movimenti e associazioni, come una spruzzata di parmigiano sui maccheroni. Un patto con la città che produce, spesso con affanno, e con quella che soffre, purtroppo vasta e in crescita, basato sulla convenienza economica della legalità e che coniughi sviluppo e rispetto delle regole, impresa e cultura. Per far ciò, bisogna uscire dal sacro recinto dei partiti e si deve partire da un’alleanza coerente che immediatamente si apra alla società, ai movimenti, alle associazioni, alle categorie produttive e professionali, ai commercianti e agli artisti, ai dipendenti pubblici e ai liberi professionisti, ai disoccupati e ai cassaintegrati, alle fasce del bisogno, al centro come alle periferie. Alleanza coerente significa accomunata dagli stessi valori, dalla stessa idea di politica, dalla stessa idea della Palermo che si vuole realizzare. Non è un gioco di sigle, non si tratta di fare gli schifiltosi quando diciamo al Pd che la condizione per discutere insieme del futuro di Palermo è che abbandoni Raffaele Lombardo e tutti coloro che, come lui, fino a ieri hanno sostenuto Berlusconi a Roma e Cuffaro a Palermo. Il Pd sta camminando a braccetto con soggetti che non hanno gli stessi nostri valori, la nostra stessa idea della politica, la nostra stessa idea della Palermo che vogliamo. Noi non dobbiamo solo vincere, a qualunque costo, dobbiamo soprattutto cambiare la Sicilia, radicalmente. In Sicilia, non possiamo fare lo stesso ragionamento che si fa in campo nazionale. Qui, siamo alle prese con una gigantesca questione morale che dura da decenni e che abita in tutti i palazzi del potere, non solo della politica, troppi inquisiti e condannati per mafia, per corruzione e per altre gravi violazioni di legge, e non basta la discriminante programmatica o qualche accenno di riforme, peraltro molto discutibili, nella scelta degli alleati, occorre anche quella etica, morale e dare un’unica lettura del termine “cambiamento”. Noi consideriamo il Partito Democratico essenziale nella costruzione di un’alternativa credibile che parta dalle città, da Palermo in particolare, e coinvolga, poi, Palazzo d’Orleans, e chiediamo che si discuta seriamente del futuro della Sicilia e delle istituzioni, che non possono avere la faccia degli attuali governanti. Siamo ancora in tempo.

1 Commento

  • Link del commento Andrea Volpe inviato da Andrea Volpe

    Se vogliamo portare un po' d'aria nuova a Palermo, l'unica via percorribile è quella di creare un movimento di base in grado di aggregare tutte le autentiche volontà di rinnovamento presenti in modo trasversale in tutte le fasce sociali della nostra città.
    Un punto obbligato di questo percorso sono le primarie per la scelta della figura del futuro candidato sindaco.
    E tuttavia l'organizzazione di queste primarie non possono essere affidate al Pd o ad un'alleanza prestabilita di soggetti politici, ma direttamente alla società civile in un contesto politico che aprioristicamente non escluda nessuno.
    Questa è la via obbligata, se non si vuole continuare a regalare ai soliti centri clientelari la gestione della nostra comunità cittadina.
    Ed ormai non c'è più nemmeno tanto tempo per realizzare un'impresa di questo genere e quindi bisogna muoversi subito!

    Andrea Volpe

    Sabato 16 Luglio 2011 12:05

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